LE RADICI DELLA FESTA

La festa di San Giulio, come oggi la conosciamo, nasce nel 2010.
Ma le sue radici ci portano indietro negli anni.
Alle tradizioni della nostra gente. Contadini e artigiani che dopo la guerra in buon numero diventano operai a Torino.
Alcuni si trasferiscono nella grande città industriale, lavorando sei giorni su sette nei cantieri o in catena di montaggio. Altri diventano pendolari, il giorno nelle vigne, la notte a Mirafiori.
Nell'Italia della ricostruzione le occasioni di lavoro non mancano: per molti giovani negli anni settanta la Facis di san Damiano e le fabbriche dell'indotto FIAT nate nel circondario rappresentano un'opportunità importante.
Le aziende agricole sanno sfruttare le peculiarità del territorio: una campagna frammentata in piccoli lotti, a volte distanti tra loro, eppure preziosi per la posizione o per le caratteristiche agronomiche dei terreni. Si produce vino di qualità: una barbera robusta e sincera, nebbiolo corposo e un po' di moscato filtrato nei sacchi da bere la domenica con il dolce.
Il vino viene venduto quasi sempre sfuso: la domenica sera le 600 e le 850 che si incolonnano verso Torino hanno tutte una o due damigiane sul sedile posteriore, ognuna di esse con la bolla legata al collo per i controlli del dazio.
L'azienda sangiuliese non è quasi mai indirizzata ad un solo tipo di produzione; in ogni casa, oltre alla cantina, c'è la stalla. Le bovine dell'antica razza piemontese, oltre a produrre latte ed un vitello all'anno, sono un importante aiuto nei lavori agricoli tirando il carro e a volte anche l'aratro.
In quegli anni tutte le famiglie contadine a San Giulio sono numerose; intorno al 1960 nasce una generazione di ragazzi e ragazze che iniziano ben presto a dare una mano in casa ed in campagna, senza dimenticare lo studio.
A questa etica del lavoro, si aggiunge nel sangiuliese (e castelnuovese) un'altra caratteristica importante. La capacità di stare bene in compagnia, di cogliere le occasioni di fare festa trasformandole in vero, e sano, divertimento.
La festa di san Giulio mancava da decenni (si è sempre fatta comunque la festa religiosa a gennaio dedicata al Santo Patrono) comunque non sono mancate in quegli anni le occasioni di aggregazione e divertimento per giovani e meno giovani.

LA FESTA DEI COSCRITTI

Per molti anni ha rappresentato l'evento estivo più importante dell'anno.
Chi lo è stato, ha nella memoria l'emozione e la gratificazione di essere coscritto. È il momento in cui la tua gente ti riconosce non più come un ragazzino, ma come un giovane adulto.
La leva dei diciottenni si riuniva con congruo anticipo per combinare dove, per i tre giorni di durata della festa, si sarebbe stabilita la cucina, si sarebbero piazzati i tavoli e si sarebbe piantato il ballo.
Questo avveniva molte volte presso una famiglia dotata di ampio portico con prato antistante oppure appoggiandosi ad uno dei ristoranti della zona.
Oltre al gruppo musicale che avrebbe allietato le serate danzanti, veniva ingaggiata anche una piccola musica formata da fisarmonica, clarino e basso-tuba per accompagnare l'allegra brigata dei coscritti e delle coscritte nei pomeriggi quando si girava a bere da una casa all'altra dei festeggiati.
La piccola orchestrina interveniva pure per suonare il brando la domenica mattina dopo la messa dedicata alla leva. Erano occasioni di festa alle quali partecipava tutta la frazione, senza limiti di età, e sempre si ballava: i coscritti scatenati lanciando in aria i loro mazzi fatti di fiori di carta crespa e rami di bosso, i meno giovani ritrovando il piacere di fare un valzer, una polka o una mazurca nel cortile.
C'era sempre un angolo ombroso dove si riunivano i cantori; uno di essi intonava e alla sua voce si univano armoniosamente le altre.

LA FILODRAMMATICA SANGIULIESE

Per una buona parte degli anni '70 e per tutti gli anni '80 ha operato questa compagnia teatrale amatoriale, nata e cresciuta per iniziativa della famiglia Nivolo, e costituita da giovani della frazione. Ogni anno veniva allestito uno spettacolo che la compagnia proponeva in occasione della festa patronale di fine gennaio, nel salone-teatro voluto da Don Felice Sacco e completato da Don Borio che è attualmente sede del Circolo ANSPI e della Pro Loco.
Il repertorio variava dalle farse dei primi anni alle commedie dialettali degli anni seguenti.
Per ricordare Rino Rossino, Eroe della Resistenza, la compagnia ha messo in scena a distanza di cinque anni due drammi partigiani intitolati Lisetta tra le fiamme e Partigiani della montagna.

IL PALIO DEI BORGHI

A partire dal 1980, per iniziativa del Comune di San Damiano, è stata messa in campo questa disfida che si articolava su varie prove: torneo di bocce, torneo di calcio, tiro alla fune, giostra con i cavalli, corsa degli asini, gran finale con la corsa delle vasche da bagno (trasformate dalla perizia dei borghigiani in vere e proprie formula uno). Dalla somma dei punteggi risultava il borgo vincitore del Palio.
A partecipare al Palio erano quattro Borghi del concentrico (Castelnuovo,Marcellengo, San Rocco e Rondò)e quattro Borghi del contado (Gorzano,San Giulio-San Pietro,Torrazzo e Vascagliana), divisi tra loro da una fiera rivalità.
Per tutto il mese di settembre giovani e meno giovani atleti erano impegnati nella preparazione delle varie competizioni, mentre in gran segreto si allestiva il carro vendemmiale che avrebbe sfilato, sempre con i colori del Borgo, l'ultima domenica del mese alla Festa dell'Uva.
Rimane memorabile per i colori rosso-verdiĀ  l'anno 1983 quando Borgo San Giulio-San Pietro vinse il Palio e si aggiudico' il primo premio nella sfilata dei carri vendemmiali mettendo in scena un allegra moltitudine di schiavi di Bacco, Tabacco e Venere.
Anche nel 1984 San Giulio-San Pietro si aggiudicò il Palio.
Negli anni successivi si ricordano altri due carri vittoriosi dove erano rappresentati l'antico albergo Fiorito e la vita di un contadino nei vari momenti della sua esistenza.

Mino


 

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Poesia della festa